DATA SECURITY: CHE FINE FANNO I DATI DIGITALI?

Anche nel campo della digitalizzazione: “Quando qualche cosa è gratis, il prodotto sei tu”.

E’ innegabile: i profili social, gli account online e l’enorme vastità di materiale gratuito che si trova in rete hanno un prezzo da pagare.

Valuta di scambio?

La privacy dell’utente.

Qual è il prezzo della digitalizzazione dei dati?

Ciascun utente sa che quando naviga in Rete, si registra nelle piattaforme o acconsente al trattamento dei dati per fini commerciali, di fatto lascia una traccia digitale.

In cambio, potrà avere accesso a una serie di servizi e opportunità divenute fondamentali, come:

  • accedere a piattaforme di visibilità per imprese e attività di consulenza (Facebook, Instagram, Linkedin, Youtube e social media in genere);
  • utilizzare certi tipi di servizi digitali (Google Business, Whatsapp Business, applicazioni dedicate, negozi online e piattaforme e-commerce);
  • ricevere prodotti o servizi tramite e-commerce, shop online o piattaforme di condivisione;
  • soddisfare l’esigenza di intrattenimento o gratificazione nel ricevere like, condividere o commentare i contenuti messi in primo piano.

Che cos’è oggi il Web?

Oggi il Web si alimenta di conversazioni, ma per farlo ha bisogno di dati.

Dei dati digitali degli utenti.

L’advertsing online, ad esempio, non è altro che l’acquisto di visibilità da parte di un’impresa o di un’azienda di servizi. Visibilità nei confronti di chi?

Dei soggetti che nei loro profili o nelle loro ricerche hanno in qualche modo manifestato un interesse verso i prodotti o servizi oggetto della sponsorizzata a pagamento.

Per questo, se un cappottino griffato, l’ultima novità in ambito di bricolage, la calzatura sportiva o il cibo per il tuo animale domestico “inseguono” l’utente tra le pagine della rete, la ragione è questa e si chiama remarketing.

Altro esempio. Chi utilizza ancora cartine stradali o navigatori per i suoi spostamenti? 

Praticamente nessuno, perché Google Maps non solo permette di far visita ai clienti, raggiungere l’hotel delle vacanze, trovare il negozio o l’attività che soddisfa una necessità imminente, ma lungo il percorso suggerisce i locali dove fare uno spuntino (a seconda, ovviamente, delle preferenze tra cucina tipica, menu gourmet, specialità di carne o pesce).

Tutte attività commerciali che investono denaro per farsi trovare all’istante dall’utente.

E il mondo dello shopping online o dei form da compilare per ricevere omaggi, scontistiche e fidelity card?

La maggior parte delle volte sono ambienti strutturati per spingere il consenso al trattamento dei dati, anche se ciò non sarebbe assolutamente necessario per la vendita del prodotto o l’erogazione del servizio.

Insomma, se le caselle email sono piene zeppe di spam una ragione c’è.

Ed è una ragione a cui gli utenti sono abituati, eppure poco consapevoli.

Come tutelare privacy e sicurezza dei dati?

Di fronte a questo scenario e nella situazione di dover gestire un volume di informazioni sempre più consistente, le aziende hanno la responsabilità di tutelare gli utenti affidandosi a CRM e sistemi IT che tengano conto dei rischi legati alla propria operatività.

Tali rischi includono sia la possibilità di violare la privacy dell’utente, ma anche di perdere informazioni preziosi a causa di crash o mancata integrazione dei sistemi informatici.

In tema di data security le precauzioni devono, quindi, riguardare ambedue gli attori coinvolti.

Gli utenti

A cui consigliamo di leggere attentamente e informarsi prima di acconsentire al trattamento dei dati sensibili, così come previsto da policy e form online.

Inoltre, sarebbe bene cancellare periodicamente i cookie, la cronologia di navigazione e le password inserite automaticamente e che, comunque, vanno cambiate con frequenza.

Le aziende

Nell’ottica di incrementare il loro business, alle aziende spetta il compito di farlo con raziocino e senso di responsabilità, affidandosi a professionisti qualificati in materia.

E anche nell’adozione di software interni – come gestionali, CRM, sistemi di videosorveglianza o controllo degli accessi – esortiamo l’utilizzo di strumenti certificati.

La priorità, infatti, dev’essere sempre quella di garantire processi per l’acquisizione, l’archiviazione e la gestione dei dati che impediscano l’insorgere di bug improvvisi o l’hackeraggio esterno.

Una responsabilità comune

Con l’avvento della digitalizzazione, c’è da auspicare una maggiore consapevolezza da parte di tutti nell’utilizzare le potenzialità infinite del web e l’impegno a renderlo un luogo sicuro.

Come?

Aumentando le conoscenze, prestando attenzione alla presenza online di minori e adolescenti, segnalando i contenuti pericolosi, smettendo di seguire e alimentare i messaggi di fonti poco trasparenti.

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